Pittura e collezionismo tra Roma e la Serenissima
MARTINA LEONE (Catania, 03.06.1997) è Dottore di Ricerca in Storia dell’arte moderna e collezionismo e professoressa a contratto di Storia del Collezionismo e Divulgazione Scientifica e didattica per il patrimonio artistico presso l’Università di Genova. Formata tra l’Università degli Studi di Catania e l’Università Roma Tre, ha concluso il suo PhD presso l’Università di Teramo. Specializzata in pittura barocca lungo i segmenti Palermo-Roma e Genova-Venezia, indaga i percorsi del collezionismo tardo secentesco dalla capitale pontificia verso le Repubbliche di mare e la Sicilia e le dinamiche di circolazione della pittura italiana in America. Collabora con l’Università di Padova nell’ambito del progetto Marie Skłodowska-Curie Actions “WOMENWRITERS - The Self-Fashioning of Women Writers in Early Modern Italy (1490-1610)”.
Il Seicento è per la Serenissima una stagione ingiustamente sottovalutata da tanta parte della critica, compressa tra gli sfarzi del secolo precedente e le glorie del successivo, benché grazie alla forza di uno Stato attrattivo, gli artisti fossero giunti in gran numero in laguna a rinnovare la pittura. Francesco Ruschi e l’abundantia barocca: pittura e collezionismo tra Roma e la Serenissima restituisce per la prima volta la fisionomia di un protagonista dimenticato del Seicento italiano, crocevia tra cultura romana e identità veneziana. Veneziano dalla pittura ‘foresta’, Ruschi emerge come interprete originale di una stagione segnata da vivace mobilità artistica, tensioni religiose e nuove dinamiche collezionistiche. Attraverso documenti inediti, cantieri ricostruiti, connoisseurship e un catalogo ragionato, il volume illumina una rete complessa di rapporti tra artisti, mercanti, istituzioni religiose e accademie, restituendo il ruolo di Venezia come laboratorio di sperimentazione nel cuore del Barocco europeo. In questo contesto, la pittura di Ruschi – sontuosa, colta, romana, attraversata da una sensualità “abundans” – si pone come cerniera tra tradizione barocca e istanze tenebriste, dando forma a un linguaggio capace di riflettere le ambizioni, le inquietudini e le strategie di autorappresentazione della società secentesca della Serenissima, con un occhio sempre verso la città dei papi. Tra spazi del sacro, mercato e cultura letteraria, la sua vicenda diventa così osservatorio privilegiato per rileggere il Seicento veneziano non come stagione marginale, ma come momento cruciale di rinnovamento artistico e identitario “esito di più maniere”.