Carlo e Amedeo di Castellamonte

  • 1571-1683, ingegneri e architetti per i duchi di Savoia
  • a cura di Andrea Merlotti, Costanza Roggero - Atti del convegno Reggia di Venaria, Torino 11-13 novembre 2013

  • Collana
    Architettura e potere
  • Anno
    2015
  • Pagine
    464, con oltre 200 illustrazioni a colori
  • Formato
    16,5 x 24 cm
  • ISBN
    978-88-98229-57-4

  • Prezzo
    € 75,00 € 71,25 Sconto 5%

la collana

La Bibliotheca Hertziana (Istituto Max Planck per la storia dell’arte) di Roma, il Consorzio «La Venaria Reale» e il Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design e Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio) organizzano una serie di convegni internazionali sui protagonisti dell’architettura barocca in Piemonte dal titolo Architettura e Potere. Lo Stato sabaudo e la costruzione dell’immagine in una corte europea. Scopo di tale iniziativa è non solo ricostruire vita e opere dei principali architetti attivi per i sovrani sabaudi, ma anche analizzare lo stretto rapporto esistente fra la loro attività e le politiche di questi ultimi. L’architettura è stata, infatti, uno dei principali mezzi d’espressione di quella che fu una delle più importanti corti dell’Europa dei prìncipi.

L’opera

Il quarto volume della collana Architettura e potere è incentrato su due delle figure che più hanno dato la loro impronta alla città di Torino: Carlo di Castellamonte (1571-1640) e suo figlio Amedeo (1613-1683). La loro esperienza biografica copre un’epoca che inizia dieci anni dopo il fissarsi della corte sabauda a Torino (1562) e termina lo stesso anno della morte di Guarino Guarini. I due Castellamonte ebbero una parte importante nella storia degli Stati sabaudi del Seicento. Fu a Carlo che il duca Carlo Emanuele i nel 1620 affidò il primo ampliamento della città. E fu ad Amedeo che nel 1673 Carlo Emanuele ii affidò quello verso il fiume Po. Piazza San Carlo e via Po, spazi topici dell’urbanistica torinese, furono quindi opera loro. Se dalla città ci si sposta alla «corona di delizie», la definizione che proprio Amedeo diede all’insieme di residenze sabaude intorno a Torino, Carlo ed Amedeo costruirono insieme il castello del Valentino, mentre al solo Amedeo si deve la realizzazione del borgo e della Reggia di Venaria. L’attività dei Castellamonte, insomma, svolse un ruolo unico nella storia della capitale piemontese e gli architetti attivi in seguito nella città – anche i più grandi Guarini e Juvarra – operarono in una trama architettonica e urbanistica che questi avevano disegnato in precedenza, fedeli e concreti esecutori delle politiche ducali. Ma la corte non era l’unico spazio della loro azione. I due Castellamonte, infatti, erano prima di tutto ingegneri militari, al servizio dei loro sovrani nelle fortezze e sui campi di battaglia. L’anniversario dei quattrocento anni dalla nascita di Amedeo (1613-2013) è stata una felice occasione, quindi, per affrontare le figure dei due ingegneri-architetti. Il volume – frutto della collaborazione organizzativa e scientifica tra la Bibliotheca Hertziana di Roma (Istituto Max-Planck per la Storia dell’Arte), il Centro studi del Consorzio «La Venaria Reale» e il Politecnico di Torino – raccoglie saggi che, grazie al reperimento di nuovi documenti, mostrano importanti scoperte e arricchiscono notevolmente le nostre conoscenze su due figure tanto centrali per la storia della Torino barocca e contemporanea.