SCHEDA

L'opera

La serie di recuperi e scoperte svolte fra le opere confinate nei depositi romani si apre con questa lavagna di Daniele da Volterra, finora considerata un pannello ligneo di area emiliana. Essa si rivela adesso quale nuova impresa compiuta dal grande manierista toscano a stretto contatto con il suo amico e mentore Michelangelo, su ordine di monsignor Giovanni della Casa. La cosa riporta al centro di un problema per noi – oggi – piuttosto assurdo: ossia stabilire il primato fra scultura e pittura. Il livello dei protagonisti e delle tematiche collegate al prezioso quadro lo rendono emblematico del Rinascimento maturo. Databile a metà Cinquecento, esso pone problemi di estetica, che discendevano da Plinio e avevano toccato vari protagonisti italiani dell’epoca e del periodo precedente. La novità tocca lo sviluppo della commissione da parte di Daniele, interessando da vicino i rapporti fra scienza e arte, implicati dalla tecnica su pietra, in genere ritenuta un’invenzione di Sebastiano dal Piombo verso il 1530.

Sommario

Premessa, Daniela Porro - Tutela e ricerca, Cinzia Ammannato - Davide e Golia secondo Daniele da Volterra, Michelangelo e monsignor Della Casa, Andrea G. De Marchi - Riassunto dei lavori di restauro, Andrea G. De Marchi - Tracce per la storia delle pitture su lavagna e su altre pietre nerastre, Andrea G. De Marchi - Un tassello essenziale, Claudio Seccaroni - Bibliografia