Le cappelle Bufalini e Carafa

  • Dall’odio dottrinale e culturale tra domenicani e francescani alle rivalità artistiche
  • Fumika Araki

  • Collana
    Storia dell'arte
  • Anno
    2019
  • Pagine
    168, con oltre 170 illustrazioni a colori
  • Formato
    16,5 × 24 cm, brossura
  • ISBN
    978-88-85795-27-3

  • Prezzo
    € 40,00€ 38,00 Sconto 5%

L’AUTRICE

Nata a Fukuoka, Giappone, il 30 ottobre 1981, ha conseguito laurea (2005), master (2007) in Lettere presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Kyushu, Dottorato di Ricerca presso il Dipartimento di Storia dell’Arte della ‘Sapienza’ (2008 - 2012). Studi integrati presso la Scuola Normale Superiore di Pisa (2009-2010) grazie ad una borsa post lauream. Fumika Araki ha fruito anche di una borsa di studio post doc della Japan Society for the Promotion of Science (Università di Tokyo, 2013-2015). Dal 2015 la studiosa è professoressa assistente di Storia dell’Arte presso il Dipartimento di Lingue Straniere e di Arti Liberali della Facoltà di Scienza e Tecnologia dell’Università Keio (Tokyo).

L’opera

Il laico Niccolò di Manno Bufalini commissionò all’astro in ascesa, Pintoricchio, la cappella di san Bernardino, predicatore dei Minori Francescani e trascinatore di folle, in Santa Maria in Aracoeli. Bernardino, santo dal 1450, venne scelto per aver sedato la faida che opponeva i Bufalini all’altra famiglia umbra, i Baglioni. Subito dopo, l’ascetico cardinal Carafa commissionò a sue spese costruzione e decorazione della cappella omonima nella domenicana Santa Maria sopra Minerva ma che, in realtà, è dedicata congiuntamente alla Vergine e a Tommaso d’Aquino, dal quale il Carafa vantava discendenza. Poiché egli era digiuno d’arte, si fece suggerire da Lorenzo il Magnifico un nome utile alla bisogna, e così scese a Roma il botticelliano Filippino Lippi, quasi coetaneo del Pintoricchio. Pintoricchio decorò (1483-1486) la Cappella Bufalini con grande dispendio d’oro, come aveva imparato da aiuto alla Sistina, dove lo scadente Cosimo Rosselli era stato premiato da Sisto IV, abbacinato dalla profusione d’oro spalmato sugli affreschi. A Filippino fu evidentemente ordinato di emulare quello sfarzo ed egli, tra il 1488 ed il ’93, contro la propria inclinazione e la serietà dei soggetti rappresentati si adeguò, distribuendo anche lui sciabolate d’oro nei raggi di luce e nei particolari decorativi. Il fatto è che Roma, in quel momento, pur in espansione artistica, era un campo di contesa ideologica, dottrinale, politica, nepotistica e di fazioni curiali. Francescani e domenicani si detestavano nel profondo e le due cappelle recano i segni espliciti di codesta avversione reiterata nel tempo, a beneficio esclusivo dei prelati, ché ai fedeli ordinari alla Carafa era precluso l’accesso a mezzo di una sorta d’iconostasi, più che altro un tramezzo, che divideva la navata dal presbiterio. I domenicani avevano osteggiato la predicazione e la canonizzazione di Bernardino, per loro un imbonitore eretico, lui e la sua tavoletta, e gli opponevano l’intellettualità di Tommaso d’Aquino, la cui Summa costituiva una specie di legge generale dell’ortodossia religiosa. I francescani opponevano i chilometri percorsi a piedi a nord e al centro della penisola, il triplice rifiuto della mitria vescovile, la conversione di ebrei, la ferocia con la quale mandava al rogo gli orpelli suntuari, infine la pletora di miracoli compiuti in vita e post mortem. I due pittori si sono superati per ricavare il massimo dalla consegna ricevuta e, oltre all’oro, le due cappelle testimoniano lo straordinario virtuosismo prospettico, la profonda adesione alle tesi da illustrare, e la rivalità estesa fino all’esacerbazione stilistica delle due scuole, quella intellettualistica del toscano e quella più cantabile ed epidermica dell’umbro. Purtroppo, oggi come allora, è quasi impossibile fruire di ed apprezzare tutte le abilità dispiegate dai due maestri, dato che la cappella Bufalini è stabilmente chiusa con una cancellata e nella Carafa non si entra, nonostante l’antica eliminazione del tramezzo. Allora sono libri come questo che ci illuminano sulla storia, la qualità, le diatribe, le differenze ideologiche che hanno segnato quell’epoca tumultuosa. Con un’avvertenza: gli artisti mentono come tutti, come noi, se è vero che l’estatico e compunto Perugino era ateo (vedi Vasari), come del resto doveva esserlo la generalità della curia romana, allora come oggi?

Sommario

Ringraziamenti – Introduzione – Capitolo I. L’apertura degli anni ’80 del Quattrocento: il certame dei Maestri alla Cappella Sistina - 1. Die XXVII Octobris 1481. Roma, in camera apostolica - 2. La collaborazione dei maestri - 3. Il rispetto dei criteri e la deviazione dai criteri: Perugino e Botticelli - 4 Botticelli tra collaborazione e rivalità - 4.1.  La Fortezza alla Mercanzia - 4.2. Sant’Agostino allo studiolo in Ognissanti - 4.3. Le Prove di Mosè e la Punizione dei ribelli alla Sistina - 5. La coscienza antagonista di Botticelli e l’impatto della decorazione parietale della Cappella Sistina – Capitolo II. Le cappelle Bufalini in Santa Maria in Aracoeli e Carafa in Santa Maria sopra Minerva - 1. Bernardo Pintoricchio e la cappella Bufalini - 2. Filippino Lippi e la cappella Carafa - 3. Gli elementi comuni riconosciuti dalla critica - 4. Santa Maria in Aracoeli e Santa Maria sopra Minerva: la vicenda della costruzione delle cappelle nel Quattrocento - 5. I parallelismi nella rappresentazione narrativa - 5.1. Le pareti di fondo: Gloria di San Bernardino e Assunzione delle Vergine - 5.2. Le lunette delle pareti laterali: il Romitaggio di San Bernardino e il Miracolo di San Tommaso d’Aquino – Capitolo III. Elogio di san Bernardino da Siena nella redazione di Bernardo Pintoricchio nella cappella Bufalini - 1. Il soggetto inedito del Romitaggio di San Bernardino e le sue motivazioni - 1.1. L’invito ad una vita ‘angelica’ - 1.2. San Bernardino ‘Battista’ - 2. Forme e contenuti della santità desunti da altri santi d’indiscussa ortodossia - 2.1. La corona e il giglio’ - 2.2. Un’altra Gloria di San Bernardino da Siena – Capitolo IV. Reinterpretazione della decorazione della cappella Carafa di Filippino Lippi: il committente come ‘protettore di castità’ - 1. Il problema del soggetto nel Miracolo di San Tommaso d’Aquino - 1.1. La fusione di due soggetti - 1.2. Il bambino e il cagnolino - 2. Il tema dell’Annunciazione della chiesa di Santa Maria sopra Minerva - 3. Il cardinal Oliviero Carafa come ‘protettore di Castità’ - 4. Il cardinale a Napoli – Capitolo V. Diatribe e schermaglie tra Francescani e Domenicani circa la legittimità della santità di Bernardino da Siena - 1. La rappresentazione dei frati domenicani nella cappella Bufalini - 2. La lunga contesa tra francescani e domenicani circa l’ortodossia del francescano Bernardino da Siena - 3. Una riconsiderazione della Trinità nel Trionfo di San Tommaso d’Aquino nella cappella Carafa: l’assenza di Averroé – Conclusione – Bibliografia – Elenco illustrazioni